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Pensare alla politica.

Di Valentina Arcidiaco, psicologa – esperta in criminalità,devianza e sistema penitenziario

 
 

Viviamo in un momento di  rivisitazione globale degli assetti politici, ed  è  veramente difficile poterne  definire  confini ben delimitati, anche perché rispetto al passato, la politica ha assunto significati diversi e  nuove metodologie persuasive.

Numerosi sono stati  e continuano ad essere gli studi e gli osservatori di ricerca  sulla politica e sui politici tant’è che, mentre inizialmente attraverso i sentieri della psicologia sociale, e dopo gli anni novanta  il campo si è allargato fino ad arrivare a comprendere la psicologia cognitiva.

Inoltre fino ad  oggi, la psicologia politica viene  inglobata nei vari studi che riguardano la comunità quanto anche la personalità, non trovando  però ancora una netta collocazione tra le varie branche della psicologia.

Nelle analisi condotte  da molti psicologi nel corso degli anni, si è andati  alla ricerca dei fattori che influenzano i cittadini rispetto, ad esempio  all’esercizio di voto o al’affiliazione  ad un partito, l’ammirazione verso un leader politico ect,e  si è giunti a pensare che gli attori della politica, ossia tutti coloro che si trovano ad essere protagonisti di comportamenti o atteggiamenti politici, vivono la politica come elemento fondamentale della propria vita sociale  e del proprio status personale.

Deverger, uno dei massimi studiosi di politica degli anni settanta, nell’analizzare il contesto politico descriveva in questo modo la situazione politica: “ in ogni comunità umana la struttura di potere è il risultato di una coppia di forze antitetiche:  da un lato le credenze, dall’altro la necessità pratica”.

Questa realtà è ancora oggi così strutturata, infatti  in base alle credenze sociali, un leader o un partito politico redige il proprio programma politico fondandolo  intrinsecamente  su numerosi fattori, o cercando di persuadere l’elettore attraverso numerosi  poteri mediatici.

Alla fine però l’elettore, il popolo in linea generale, rimane fuori dalla porta dei partiti e dei movimenti, che spesso si presentano  addirittura  privi di un vero programma e di specificità, e che sembrano  essere pronti a tutto pur di  occupare ancora più spazio nella gestione degli interessi collettivi.

In termini psicologici, per fare un quadro globale della politica, andremo nel corso del tempo ad analizzare fattori quali, la leadership, il ruolo e il potere ma anche le aspettative, tutti ambiti che compongono lo scenario politico e che assumono un peso nella globalità dell’esercizio di voto.

Ritornando al titolo di questo articolo, “ Pensare alla politica” esso vuole offrire uno spunto  per porci degli interrogativi che dovrebbero farci  riflettere sull’essere soggetti appartenenti ad una comunità che esercitano il diritto- dovere  di voto, il diritto di scelta,e chiederci se,alla resa dei conti, le nostre scelte corrispondono e si realizzano nell’operato di chi eleggiamo o se, invece,il nostro pseudo-diritto di scelta o di voto non è altro che lo strumento per addivenire e contribuire a creare un insieme di forze di potere che, oltre a deludere le aspettative dei cittadini elettori, diventano un modo subdolo da parte dei politici per perseguire obiettivi personali, per esercitare funzioni che appagano il proprio egoismo narcisistico, curandosi ben poco delle necessità e delle situazioni di disagio del popolo. In questo primo articolo vorremo lasciarvi con un punto interrogativo sul titolo scelto : Pensare alla politica, pensare al potere politico ?