Viviamo in un momento di rivisitazione globale degli
assetti politici, ed è veramente difficile poterne
definire confini ben delimitati, anche perché rispetto al
passato, la politica ha assunto significati diversi e nuove
metodologie persuasive.
Numerosi sono stati e continuano ad essere gli studi e gli
osservatori di ricerca sulla politica e sui politici tant’è
che, mentre inizialmente attraverso i sentieri della
psicologia sociale, e dopo gli anni novanta il campo si è
allargato fino ad arrivare a comprendere la psicologia
cognitiva.
Inoltre fino ad oggi, la psicologia politica viene
inglobata nei vari studi che riguardano la comunità quanto
anche la personalità, non trovando però ancora una netta
collocazione tra le varie branche della psicologia.
Nelle analisi condotte da molti psicologi nel corso degli
anni, si è andati alla ricerca dei fattori che influenzano
i cittadini rispetto, ad esempio all’esercizio di voto o
al’affiliazione ad un partito, l’ammirazione verso un
leader politico ect,e si è giunti a pensare che gli attori
della politica, ossia tutti coloro che si trovano ad essere
protagonisti di comportamenti o atteggiamenti politici,
vivono la politica come elemento fondamentale della propria
vita sociale e del proprio status personale.
Deverger, uno dei massimi studiosi di politica degli anni
settanta, nell’analizzare il contesto politico descriveva in
questo modo la situazione politica: “ in ogni comunità umana
la struttura di potere è il risultato di una coppia di forze
antitetiche: da un lato le credenze, dall’altro la
necessità pratica”.
Questa realtà è ancora oggi così strutturata, infatti in
base alle credenze sociali, un leader o un partito politico
redige il proprio programma politico fondandolo
intrinsecamente su numerosi fattori, o cercando di
persuadere l’elettore attraverso numerosi poteri mediatici.
Alla fine però l’elettore, il popolo in linea generale,
rimane fuori dalla porta dei partiti e dei movimenti, che
spesso si presentano addirittura privi di un vero
programma e di specificità, e che sembrano essere pronti a
tutto pur di occupare ancora più spazio nella gestione
degli interessi collettivi.
In termini psicologici, per fare un quadro globale della
politica, andremo nel corso del tempo ad analizzare fattori
quali, la leadership, il ruolo e il potere ma anche le
aspettative, tutti ambiti che compongono lo scenario
politico e che assumono un peso nella globalità
dell’esercizio di voto.
Ritornando al titolo di questo articolo, “ Pensare alla
politica” esso vuole offrire uno spunto per porci degli
interrogativi che dovrebbero farci riflettere sull’essere
soggetti appartenenti ad una comunità che esercitano il
diritto- dovere di voto, il diritto di scelta,e chiederci
se,alla resa dei conti, le nostre scelte corrispondono e si
realizzano nell’operato di chi eleggiamo o se, invece,il
nostro pseudo-diritto di scelta o di voto non è altro che lo
strumento per addivenire e contribuire a creare un insieme
di forze di potere che, oltre a deludere le aspettative dei
cittadini elettori, diventano un modo subdolo da parte dei
politici per perseguire obiettivi personali, per esercitare
funzioni che appagano il proprio egoismo narcisistico,
curandosi ben poco delle necessità e delle situazioni di
disagio del popolo. In questo primo articolo vorremo
lasciarvi con un punto interrogativo sul titolo scelto :
Pensare alla politica, pensare al potere politico ?